Donne: vibratori? Si, grazie!

Le donne amano i vibratori: a deciderlo e renderlo pubblico nientemeno che il New York Times. Ora, questo va detto, corrisponde al vero, perché dovrebbero odiarli? Ma che addirittura si scomodi questo colosso dell’editoria americana per una tale notizia appare davvero ironico.

Specialmente se sostiene che le donne amano i sex toys più o meno quanto le imprese amano fare i soldi. La cosa più bella è che a tal assunto si aggiunge anche una ricerca medica dell’Indiana a confermare il tutto. Prima di passare però alla ricerca ed ai suoi risultati, una breve storia del vibratore è d’obbligo.

Sebbene falli posticci di dimensioni e materiali diversi sono esistiti fin dal periodo preistorico, quando ancora l’uomo nemmeno sapeva scrivere, i vibratori sono una invenzione relativamente nuova. I primi vennero messi a punto addirittura dagli psichiatri che tentavano in tal maniera di curare le isterie. Con l’inizio del XX secolo i vibratori hanno iniziato ad essere venduti sugli scaffali delle drogherie e comprati con nonchalance dalle persone a prescindere dall’uso: inizialmente infatti gli stessi non avevano una correlazione puramente sessuale. Man mano, con l’affermarsi del loro successo alcune case produttrici di  profilattici ed altri compendi di questo genere hanno espanso il mercato esponenzialmente creando moltissimi modelli differenti.

Tornando allo studio, i ricercatori dell’Indiana University ha rivelato che oltre la metà delle donne americane usano i vibratori e quasi l’ottanta per cento di loro usano il sex toys per eccellenza con i loro partner.

Spiega il coordinatore della ricerca:

Le donne sono sempre meno coinvolte in una visione irrealistica e puritana di ciò che è una brava ragazza. Quando possono abbracciano la loro auto-stimolazione, che può riassumere le proprietà della loro sessualità.

Insomma, qualche anno fa Sex & The City sembrava una vera e pura chimera: ora le donne senza problemi   vivono la propria sessualità e non si preoccupano, più di tanto, di ciò che gli altri possono pensare di loro.

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